Breve storia del socialismo italiano
Non è vero che la bandiera rossa e la falce e il martello siano simboli comunisti: sono simboli socialisti, i comunisti li hanno presi e fatti loro dopo la scissione, quando se ne andarono dal partito socialista nel 1921.
Non è vero che il Socialismo deriva dal Comunismo, come molti pensano: è vero il contrario.
Il fascio è un simbolo Socialista: rappresenta la forza che deriva dall'unione di individui singolarmente deboli come lo sono i legnetti del fascio, che sorreggono in modo solido la scure. Il fascio era il simbolo dei sindacalisti e delle Camere del Lavoro. Mussolini, già socialista, se ne era appropriato, anche perché i sindacalisti socialisti furono un pilastro della rivoluzione fascista . Per noi socialisti, sarà bene riconsiderare il simbolo del fascio. Infatti lavoro ce ne sarà sempre meno, perché lavoreranno sempre di più le macchine, quindi il lavoro perderà importanza e con esso il suo simbolo, la falce e il martello. Noi socialisti dobbiamo prendere atto di questi cambiamenti e discutere su come ridistribuire la ricchezza; altrimenti tutto il profitto andrà verso i grandi industriali, che possiedono le macchine, i quali non dovranno neanche più pagare gli operai. Già ora i profitti delle grandi imprese sono enormi ma i loro padroni ridistribuiscono poco o nulla. Per ottenere un'equa ripartizione di questi guadagni, il proletariato, i poveri che già stanno aumentando, dovranno lottare e, per essere forti, restare uniti. Tuttavia l'unione non si realizzerà più nelle officine, non potrà più generare il partito dei lavoratori.
Il sole nascente che rappresenta la speranza di un futuro migliore per gli sfruttati e i diseredati è un altro simbolo socialista.
Nel quadro della questione sociale legata all'industrializzazione nell'800, le prime forme organizzative operaie sono quelle relative al mazzinianesimo, che implica il rifiuto della lotta di classe per l'unità di tutto il popolo. Le cooperative di produzione e di consumo realizzano, secondo Giuseppe Mazzini (1805-1872) l'associazione del capitale e del lavoro.
Carlo Pisacane (1818-1857) può essere considerato il primo socialista italiano: materialista, ateo, critica fortemente la proprietà privata: uguaglianza e diritto di proprietà si escludono a vicenda.
Nel 1864 giunge in Italia l'anarchico russo Michail Bakunin, portatore di una idea socialista romantica e cospiratrice, che comincia a scalzare nel mondo operaio le proposte mazziniane, messianiche e patriottiche.
Nel 1866 nasce una prima società socialista e anarchica, la fratellanza internazionale rivoluzionaria.
Nel 1867 Bakunin lascia l'Italia e i suoi seguaci fondano alcune associazioni operaie anarchiche.
Seguono alcuni anni di discussione e conflitto ideologico e organizzativo tra seguaci di Bakunin, Mazzini e Marx.
Nel 1872 nasce a Rimini la federazione italiana dell'Associazione internazionale degli operai, che raccoglie 25 sezioni di diverso orientamento con circa 30000 iscritti, di tendenza prevalentemente anarchica e federalista. Una corrente insurrezionale comprende Carlo Cafiero, Andrea Costa (1851-1911), Errico Malatesta.
Bakunin è contrario ad un'organizzazione rigida è per la distruzione dell'apparato statale e la sua sostituzione con comunità di cittadini largamente autonome e associazioni operaie.
1874-1877 : moti anarchici Rromagna e nel Matese, falliti, con conseguente repressione poliziesca.
Questo favorisce la crisi dell'anarchismo, già in forte polemica con le idee di Marx.
1879-1892: dall'anarchismo al socialismo.
Costa e Anna Kuliscioff (già militante anarchica) subiscono l'influenza del socialismo europeo, tendenzialmente marxista, durante l'esilio a Lugano; rinunciano alla violenza; propongono la penetrazione delle idee socialiste nelle masse e la partecipazione alle istituzioni elettive come momento di contestazione e di lotta contro l'ordine borghese; criticano l'atteggiamento elitario degli anarchici, il loro distacco dalle masse.
Nel 1879 Andrea Costa scrive la famosa lettera aperta "Ai miei amici di Romagna" proponendo un programma socialista di partecipazione legalitaria alle istituzioni elettive e respingendo la lotta violenta degli anarchici.
Dalla crisi dell'anarchismo nascono:
- la corrente operaista lombarda, animata da Osvaldo Gnocchi-Viani, che ha il suo vessillo nel giornale "La Plebe". Nel 1885 dà vita al Partito Operaio Italiano, animato da Costantino Lazzari(1857-'924)
- il socialismo rivoluzionario romagnolo con Andrea Costa, Anna Kuliscioff, e con il settimanale "Avanti!"(1881).
Fra gli altricominciano ad emergere Filippo Turati (1857-1932), Leonida Bissolati (1857-1920) ed Enrico Ferri (1856-1929): Turati nel 1884 aderisce al marxismo e fonda la rivista "Critica sociale".
A partire dal 1890 Antonio Labriola (1843-1904) tiene all'università di Roma un corso sul materialismo storico contribuendo fortemente alla diffusione in Italia delle idee di Karl Marx.
14 agosto 1892 al Congresso di Genova viene fondato il "Partito dei lavoratori italiani", con sede a Milano e organo di stampa "Lotta di classe".
E' un partito di classe che propone la " lotta più ampia diretta alla conquista dei poteri pubblici".
Nel 1893 (Reggio Emilia) assume la denominazione di" partito socialista dei lavoratori italiani"e nel 1885 (Parma) quello definitivo di "Partito socialista italiano". Nel 1896 nasce l'organo ufficiale l'"Avanti!".
Negli anni successivi cominciano a delinearsi nel P.S.I. la corrente riformista di Turati, quella intransigente di Ferri e quella sindacalista di Antonio Labriola (1873-1959). Vengono discusse le strategie di lotta del movimento operaio, ma anche l'atteggiamento da assumere nei confronti dei diversi governi italiani.
Al XIII congresso (Reggio Emilia) del 1912 vengono espulsi dal partito gli elementi della destra socialista, che hanno approvato l'impresa libica: Bissolati, Cabrini, Podrecca, Canepa e Berenini, che fondano il "Partito socialista riformista italiano". Il dibattito è animato dall'intransigente Benito Mussolini, cui si unisce anche Filippo Turati. Mussolini diventa direttore dell'"Avanti!". Il programma del nuovo P.S.I. comprende, quale obiettivo la repubblica e come mezzi la lotta di classe e il rifiuto di ogni forma di collaborazione col sistema borghese. Nel 1914 il Partito socialista ottiene un grande successo alle lezioni amministrative.
Nel 1914, allo scoppio del conflitto il P.S.I. e la classe socialistasono fortemente neutralisti. Vi è però una componente della sinistra italiana (democratici,sindacalisti) che è interventista a fianco dell'Intesa. Con articoli, dibattiti,comizi,ecc.. questo fronte preme sui dirigenti del P.S.I., e in particolare su Mussolini(direttore dell'"Avanti!" perché esca dal centralismo.Nell'ottobre Mussolini comincia ad affermare che "se l'Italia vorrà agire essa non troverà ostacoli da parte dei socialisti". La neutralità del P.S.I.verso la Francia è "simpatica",verso l'Austria "ostile", scrive Mussolini il 7/10/1914.
Il 18/10/1914 Mussolini scrive un articolo "Dalla neutralità assoluta alla neutralità operante", cui chiede ai socialisti di non essere" spettatori inerti di questo riarmo grandioso ( la guerra, ossia la lotta al baluardo della reazione europea), ma di diventare protagonisti della storia, di inserirsi nella vita politica del paese e dello stato.
A fine ottobre Mussolini si dimette da direttore dell'"Avanti!" dopo essere stato attaccato in direzione (Bologna).Molti socialisti (specie di Milano), la sinistra interventista e i sindacalisti lo appoggiarono, così come il "fascio rivoluzionario di azione internazionalista".
Il 15/11/1914 esce "Il popolo d'Italia", interventista, con i capitali procurati da Filippo Nardi, direttore del "Resto del Carlino" di Bologna, provenienti da industriali interessati alle fortune militari e da ambienti politici francesi (socialisti).
Il 29 novembre la Direzione del P.S.I. espelle Mussolini dal Partito, con lui ne escono alcune migliaia di socialisti interventisti (raccolti nei Fasci interventisti), che formano i quadri del futuro movimento fascista.
Mussolini, mai stato un democratico, sceglie le elites rivoluzionaria proletaria e borghese a cui propone il mito della rivoluzione, superando il limite di classe in funzione di una guerra che doveva creare una nuova unità rivoluzionaria.
Durante la prima guerra mondiale e in modo particolare dopo il 1917 si formano nel P.S.I. gruppi di socialisti rivoluzionari che si rifanno a Lenin e all'esempio della rivoluzione russa. I più importanti sono il gruppo torinese nell' "Ordine Nuovo" Antonio Gramsci, Angelo Tasca, Palmiro Togliatti, Umberto Terracini) e quello napoletano di Amedeo Bordiga con il settimanale "Il Soviet".
Nelle elezioni politiche del 1919 il P.S.I. ottiene un larghissimo successo, il 30,7% dei suffragi con 156 deputati su 508.
Al XVII congresso (Livorno nel 1921) i delegati "comunisti", che si rifanno all'insegnamento all'insegnamento di Lenin, abbandonano il Congresso e al teatro S. Marco fondano il P.C.d'Italia, sezione italiana della Terza Internazionale. Fra i dirigenti del nuovo partito: Bordiga, Terracini, Grieco, Forti e Chiari.
Al XIX Congressso (Roma) del 1922, i riformisti Turati, Treves, Modigliani e loro seguaci sono espulsi dal Partito, guidato da Senati (massimalista). Turati fonda il "Partito socialista unitario italiano". Segue Matteotti la stessa orma, di fronte al movimento socialista italiano diviso e disorientato, Mussolini organizza la marcia su Roma ed il re gli conferisce l'incarico di formare il nuovo governo. Inizia la dittatura fascista, che durerà fino al 1945.
Nel 1926 le "leggi eccezionali" fasciste dichiarano decaduti i deputati comunisti e "aventiniani", aboliscono la liberta' di stampa, sciolgono i partiti di opposizione.
Socialisti, comunisti, democratici prendono la via dell'esilio.
1930 Parigi: Congresso dell'unità Socialista che riunifica massimalisti e riformisti.
1934 Parigi: Patto di unità d'azione tra P.C.I. e P.S.I per la lotta antifascista in Italia e all'estero.
1943: Si costituisce il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, segretario Pietro Nenni (1891-1980), che riunisce il P.S.I. ed il movimento di Unità Proletaria. Lo P.S.I.U.P. partecipa al governo Badoglio, Bonomi e Parri.
1946: Viene riaffermato il Patto di Azione tra socialisti e comunisti, con l'opposizione della componente di destra, guidata da Giuseppe Saragat (1897 - 1988)
9 Gennaio 1947: XXV Congresso di Roma. La componente socialdemocratica esce dal P.S.I.U.P. e fonda il P.S.L.I. (poi P.S.D.I.). I socialisti ridanno al partito il vecchio nome di P.S.I., con segretario Lelio Basso (1903 - 1978)
1949: Pietro Nenni viene eletto segretario del P.S.I. al congresso di Firenze. Esce Giuseppe Romita che fonda il P.S.U.
1956: distacco tra P.S.I. e P.C.I. (dopo i fatti dell'Ungheria)
Ai congressi di Napoli (1959) e di Milano (1961) si discute della probabilità di una convergenza del P.S.I. con la D.C. in un governo di centro-sinistra. Molto contraria la componente di sinistra del partito.
1963: XXXV Congresso (Roma): la corrente autonomista (Nenni) propone la partecipazione del Partito Socialista ad una maggioranza ed ad un governo di centro-sinistra. La mozione ottiene la maggioranza, all'opposizione la componente di sinistra (Lombardi).
1963, 5 Dicembre: 1° governo organico di centro-sinistra (Presidente: Moro; Vicepresidente: Nenni).
1964: molta parte della corrente di sinistra esce dal P.S.I. e dà origine allo P.S.I.U.P. (segretario: Tullio Vecchietti).
1966: Unificazione P.S.I. e P.S.D.I. (P.S.U.), con segretari De Martino e Tanassi. Nel 1968 si cambia il nome in P.S.I., segretario M.Ferri. La unificazione dura fino al Luglio 1969, quando gli ex social-democratici escono dal Partito. Segretario del P.S.I. viene eletto Francesco De Martino.
1976: All'hotel MIDAS di Roma, il comitato centrale del P.S.I. elegge segretario Bettino Craxi.
1992, 17 Febbraio: Arresto a Milano del socialista Mario Chiesa, inizia "Tangentopoli", che nel giro di poco tempo porta alla scomparsa del P.S.I. (1994: Craxi in Tunisia).
Dopo tale data si riorganizzano alcune formazioni che portano il nome socialista, le quali però conservano poche tracce dell'ideologia del partito di cui portano il nome.
Qualche debole richiamo alle idee socialiste è presente in una corrente minoritaria dei democratici di sinistra e nella componente missina di Alleanza nazionale. Tali partiti discendono dalle scissioni dal socialismo del 1921 e del 1919, da cui nacquero il partito comunista e il partito fascista, ma hanno quasi completamente abbandonato quegli ideali.
Ideali socialisti che invece continuano ad ispirare il partito della rifondazione comunista ed il movimento sociale fiamma tricolore che si ispirano direttamente al comunismo e al fascismo.
Molto socialismo è anche presente nel movimento anarchico, frutto di una scissione ancora precedente.
Il giorno 8 marzo 1996 a Torino viene deciso di rifondare il partito socialista sulle idee di uguaglianza (anche economica) fra i cittadini, di democrazia, di cooperazione, di lotta al capitalismo, al clericalismo e all'autoritarismo. Seguendo il vecchio sentiero.
