Promemoria per la riunione del 10 gennaio del Governo

I) Sulla riforma della legge elettorale

Premessa:

1) la sovranità appartiene al Popolo. A tutto il Popolo, e non ad una sua parte soltanto

2) la legge elettorale stabilisce chi comanda in un Paese (costituz. art. 1), e non solo come si forma il comando. E per chi, si intende: quale categoria (o classe) sociale.

E valga il vero.

Con il sistema proporzionale, ogni parte sociale che si organizzi e si presenti al voto otterrà la sua rappresentanza proporzionale in Parlamento.

Con il sistema maggioritario, le parti contrapposte (Destra e Sinistra), per vincere ed ottenere il premio di maggioranza, devono cercare entrambe il consenso del Centro (sociale e politico). I loro programmi, ed i loro candidati dovranno dunque essere il più possibile graditi al Centro, e quindi tenderanno ad assomigliarsi.

Ne consegue che:

I. i parlamentari saranno sempre più espressione del ceto (classe) del Centro, cosicché le fasce più estreme (Destra e Sinistra sociali) ne saranno escluse, e cioè non avranno loro rappresentanti in Parlamento. Conseguenza che viola la Costituzione (v. punto 1) realizzando un vero e proprio colpo di stato

II. i programmi avvantaggeranno principalmente il Centro, sfalsando fondamentalmente il governo della società per la sfasatura tra Paese reale e Paese legale

III. poiché gli schieramenti si assomigliano, la scelta tra di loro per parte dell'elettore diventerà indifferente. E dunque, per la legge della statistica, i risultati saranno di sostanziale parità degli schieramenti, con conseguente immobilismo del Governo. Cioè esattamente il contrario di quanto sostenuto dai fautori del maggioritario

IV. l'omologazione progressiva dei partiti di ogni schieramento, proprio per rendere possibile l'alleanza tra di essi, farà venir meno progressivamente il vero motore della cultura politica italiana, e quindi poi di tutta la cultura italiana, e quindi anche del made in Italy. E cioè la ricchissima dialettica tra diversi; tra soggetti che per storia, territorio, interessi e ideologie hanno culture diverse e dinamicamente antagoniste in Italia più che in ogni altro Paese e che, anche se produceva maggior difficoltà di governo per la classe dirigente, certo spingeva ad una grande fioritura e produzione di idee, che rendevano originale ed accattivante la cultura italiana.

Ora tutto questo è destinato a finire - e ben lo si vede - sotto la glaciazione maggioritaria.

Spenti i partiti, perché obbligati appunto ad omologarsi; spento il dibattito; personalizzata la politica attorno ai capi delle oligarchie di partito o dei mass-media, la fine del nuovo Rinascimento italiano del post-guerra sarà presto non più evitabile.

Si aggiunga in fine che questo andamento della politica induce le fasce escluse dalla rappresentanza parlamentare a non partecipare più alle elezioni, con caduta verticale della democrazia (v. USA ecc.).

Occorre dunque "tornare allo Statuto". Cioè tornare alla Costituzione., e quindi al proporzionale (senza se e senza ma); tornare alle preferenze. Cioè occorre riconsegnare la Sovranità al Popolo Sovrano, che ne è stato espropriato nella vicenda del '92-'96. E senza quelle appendici folkloristiche, provinciali ed infantili quali sono le imitazioni più o meno fantasiose di modelli tedeschi, francesi, spagnoli o che altro. Come se Cavour dovesse andare a ripetizione da Metternich! o Dante da Cervantes!


Torino, 27 dicembre 2007