Maroni, non lo fare!
Lettera aperta al Ministro degli Interni On. Roberto Maroni
Caro Maroni, non proporre i provvedimenti di cui si parla.
Sono troppo al di sotto della Tua intelligenza politica e servirebbero soltanto (lo sai bene) a fare un po' di fumo truculento post-promesse elettorali. Ci sono però alcune controindicazioni che Ti sottopongo:
1. Che il disagio sociale sia conseguenza dell'immigrazione clandestina è certamente una "inversione teorica". Infatti è la globalizzazione liberistica, e quindi brutalmente competitiva, che produce lavoro precario, inadeguatezza delle risorse per il consumo e quindi ansia sociale la quale cerca la causa di questa novità, e la trova nel fenomeno "nuovo" (per l'Italia ) dell'immigrazione.
2. La "caccia" all'immigrato serve dunque da valvola di sviamento e di sfogo della rabbia sociale, proprio come avvenne negli anni '20 / '30 , alla fine della c.d. globalizzazione lunga (1870-1914), sfociata nella II Guerra Mondiale, e poi, nelle convulsioni autoritarie mussoliniano-hitleriane.
3. La clandestinità è figlia solo della legge che stabilisce che per l'ingresso legale ci vuole il permesso di lavoro; il quale lavoro, ovviamente, non si può trovare se non stando sul posto e, dunque, essendo già entrati.
Solo un cinismo ipocrita ed impotente (mi ricorda il certificato di residenza per gli immigrati dal Sud al Nord dopo la guerra - che era un preliminare per ottenere un lavoro, ma si dava soltanto a chi già aveva il lavoro - te lo ricordi?) può astrarre da questa elementare verità.
E questa ipocrita finzione determina tutti quei provvedimenti sulla clandestinità che comportano un incredibile dispendio economico per polizia, processi, carceri, rimpatrii ecc., (tanto che si potrebbe parlare di keynesismo "criminale" e cioè realizzato inventandosi un crimine inesistente, come una buca da ricoprire); e un vero e proprio imbarbarimento della vita sociale. Comporterebbe, altresì, lo spreco di una grande occasione per tesaurizzare quella insperata ricchezza costituita dall'immigrazione, specie quella che proviene dall'Est, cioè da Paesi fortemente scolarizzati; e che, oltretutto, è impossibile da impedire, come il voler fermare l'acqua del mare con le paratie. Il rimedio invece ha natura intrinseca al fenomeno. Poichè si emigra per stare meglio, chi non troverà lavoro se ne andrà. E chi sceglie allora di delinquere troverà la Polizia.
4. L'ipocrisia può affondare una classe politica. Quella sul finanziamento privato dei partiti ha affondato la Prima Repubblica, come ebbe a riconoscere con me Bettino Craxi.
5. Carcerizzare il mondo non si può. Basterebbe, forse, aprire le frontiere a fronte di una consistente cauzione (paragonabile al costo sopportato per emigrare clandestinamente e che, generalmente, l'immigrato paga o pagherà), conservata dallo Stato; restituita al momento in cui l'immigrato spontaneamente se ne va se non trova lavoro o in quello in cui inizia un regolare lavoro in Italia; o invece incamerata in caso di commesso delitto. Sarebbe assai più conveniente sotto ogni profilo.
6. L'iconografia contenuta nella foto a tre del Governo che ha campeggiato sui giornali in questi giorni: - Presidente del Consiglio (Berlusconi), Ministro degli Esteri - (Frattini), Ministro degli interni (Maroni) - (tutti e tre socialisti) - condensa, a ben vedere, il più grande paradosso dei tempi moderni, e cioè la rivincita postuma di Craxi, quale si esprime nella totalizzazione del potere da parte dei socialisti proprio quando la crocefissione del PSI iniziata nel '92, si conclude con la morte (in croce) del Partito Socialista (elezioni di aprile 2008).
Ebbene, non è giusto che questa stessa triade finisca mimando la triade Mussolini - Hitler - Stalin, anziché quella di Pertini - Brandt - Gorbacev.
Studiamo piuttosto cosa vuol dire la globalizzazione liberistica, con le sue ineluttabili conseguenze, e quale sia l'unica via di uscita razionale possibile (una politica neo-keynesiana di un governo "socialista democratico"), invece di lasciarci trascinare nella "logica delle cose" e dai suoi tragici esiti! (peraltro già visti negli anni '30).
Caro Maroni, fai di nuovo la cosa giusta: non ballare con gli altri sul Titanic.
L'Italia, anche se ora non lo "sente", te ne sarà poi grata. E tu ricorda e riconferma la tua convinzione di sempre: che in politica, difficilmente si può "fare un po' di cinema, e poi tornare indietro".
Torino, 16 Maggio 2008
Filippo Fiandrotti