La crisi economica attuale

E' del tutto assente finora - mi sembra - un'analisi strutturale della crisi economica in corso, con gravi conseguenze sui provvedimenti da adottare, in sede nazionale, europea e mondiale. Essa nasce da un crollo dei consumi (in analogia con quella del 1929), originato dalla caduta della remunerazione del fattore lavoro, a seguito dello sviluppo della durissima competizione tra gli imprenditori concorrenti sul mercato mondiale, sviluppatasi all'interno del sempre più completo processo di globalizzazione ad egemonia americana, favorito dalla svolta politica liberista reaganiano-thatcheriana, dopo il lungo periodo keynesiano dalla Guerra ad allora. E quando questa egemonia è venuta meno, e con essa una certa qual regolamentazione dei concorrenti sul Mercato mondiale, lo scontro è diventato massimo, con i noti processi che hanno portato prima ai bassi salari ed alla precarizzazione generale, e quindi al crollo dei consumi, a cui si è tentato di porre rimedio cercando di drogarli con le varie bolle, mobiliari ed immobiliari, e poi cercando di contenere i costi delle materie prime con una neo politica colonialistica nel Nord Africa.

Ora tutto ciò realizza una piena analogia con quanto avvenuto nel secolo precedente, con lo sviluppo di una globalizzazione ad egemonia inglese, poi esauritasi ad inizio del Novecento in una globalizzazione anarchica che ha dato luogo al crollo del 1929, ed al ricupero dei consumi solo con la Guerra Mondiale. Infatti il plusvalore derivante agli imprenditori dalla caduta della remunerazione del Lavoro ha costituito una massa enorme monetario-finanziaria che è stata naturalmente rivolta verso la speculazione finanziaria, tanto più a fronte del crollo dei consumi e dell'inutilità di investimenti in beni senza più acquirenti. E ciò ancor più dopo il fallimento delle varie bolle (create per drogare i consumi calanti). La speculazione finanziaria, investita di un'enorme liquidità, e per sua natura tendente-marxianamente alla concentrazione in poche mani, viene così a trovarsi senza riferimenti vincolanti alla produzione; al territorio ed alla politica di provenienza; né a ipotetiche regole di mercato in un mondo che, come si è visto, non ha un mercato vero, in quanto totalmente controllato da una ristretta oligarchia, e "razionalizzato" ad hoc dalle società di rating.

Da ciò una trasformazione radicale dell'economia. I soggetti che vi operano da protagonisti sono ora: 1) il capitale ; 2) il lavoro; 3) la finanza, oltre allo Stato. Il terzo è il più forte; rapido; onnipresente e svincolato da ogni ragione politica, ma soggetto solo alla legge intrinseca del massimo profitto. Il sovvertimento di ogni ordine e gerarchia (v. gli episodi di D.S.K; degli ultimatum agli Stati nazionali, come l'Italia; ed addirittura agli U.S.A.) conferma che gli obiettivi assolutamente prioritari dell'oggi sono: A) se e come ricostituire una egemonia; o almeno una supremazia istituzionale nel mondo universalmente accettata (un "Imperatore"), come, ad es., per il Papa nel mondo cattolico. B) quali scelte il nuovo Governo mondiale (e così quelli nazionali) debbano fare per riprendere lo sviluppo.

A) escludendo di ripetere il passato (due guerre mondiali) per rilanciare i consumi (in una sorta di keynesismo "criminale"), anche perché la terza guerra mondiale annullerebbe l'umanità; e nella imprevedibile-impossibile ipotesi di accordo politico delle parti a livello del G-20, non resterebbe che la via "papista" all'egemonia, da me già illustrata nei documenti "per un manifesto neo-keyn" (2007-2008) e nella lettera a Franzo Grande Stevens (2011) (v. il sito www.rifondazionesocialista.it). V. anche Il Manifesto del 30/7/2011 pagg 10 ed 11.

Ora qui stiamo nell'epicentro di una vicenda mondiale rivoluzionaria (o reazionaria?) che stiamo attraversando. E la Sinistra; l'Internazionale Socialista; i socialisti italiani; che ne pensano? Si chiedono ancora se sono liquidi o gassosi? O se il problema sia: essere o non essere? Infatti, poiché la via "papista" non sarà risolta e imposta dall'alto, da Stati e Istituzioni affini esistenti, dovrà essere il Popolo Sovrano a riprendere il suo ruolo, e quindi anche l'iniziativa in prima persona . E se non saranno i Partiti e le loro associazioni e organizzazioni di una volta, come l' I.S. ad es., o altre organizzazioni simili, dovrà essere il Popolo magari direttamente, a partire dagli "indignatos" di tutto il mondo (a meno di non voler finire in una enorme carneficina nella quale si scarichi la violenza del TUTTI CONTRO TUTTI nella situazione di anarchia determinatasi).

B) per rilanciare i consumi e lo sviluppo occorre ricostituire la capacità di spesa delle grandi masse. E dunque, anzitutto, rifiutare l'apodittica fiducia nella strategia del "rigore". Quella che, prevalsa ad es. negli U.S.A. nel 1933-37, pur dopo un forte periodo di interventismo subito dopo il crollo del 1929, finì per trascinare il mondo nella guerra, stante l'accentuazione della deflazione che provocò (v. il Galbraith).

Dai due punti precedenti scaturiscono comunque le seguenti conseguenze prioritarie: 1) che non si effettuino "tagli" se non per realizzare investimenti più produttivi, con le somme tagliate. Non dunque "rigore", ma "qualità". 2) si allarghino le possibilità di consumo dei disoccupati riducendo le loro spese obbligate (da fiscalità, da costi dei servizi pubblici, ecc.). 3) aprendo nuove, o più consistenti, filiere di lavoro, laddove ne esista "naturalmente" lo spazio (in Italia: le produzioni "made in Italy"; agricoltura ed enogastronomia di qualità; valorizzazione produttiva dei "Giacimenti culturali" ecc. 4) attivazione di un vasto piano di infrastrutture pubbliche, materiali ed immateriali.

Certamente si pone il problema dei mezzi finanziari con cui procedere, nell'attuale situazione. In forza di quanto sopra dovrebbe trattarsi di provvedimenti patrimoniali, o di prestito forzoso, con obbligo assoluto per lo Stato di restituzio successiva, per non deprimer i consumi, ma soprattutto si pone il problema del Soggetto che sia in grado di avviare quella politica. E non potrà essere lo Stato Nazionale, che oggi deve piegarsi alla Finanza Speculativa ed adottare la politica del RIGORE su ordine dell'U.E. In sintesi occorre un Soggetto globalmente riconosciuto; che intervenga Keynesianamente nell'economia, con finalità di propulsione all'investimento ed alla crescita, e dunque pronto alle conseguenti scelte. E dunque prima di tutto al riconoscimento che l'epoca liberista (non quella liberale) ha ormai finito il suo turno (e nel disastro), e che la Politica deve ristabilire il suo primato con la Legge.

Riconoscere che Stato e Mercato; Legge ed Economia, come Mr. Hyde ed il Dr. Jekyll, sono due aspetti di un'unica realtà, che debbono coordinarsi e sinergizzarsi, perché il loro scontro rischia di trascinare il mondo nel caos.

Ciò posto il giudizio sulla manovra italiana,praticamente obbligata alla politica del rigore dall'Europa, è di essere una manovra pericolosa oggi, anche se per ora forse inevitabile per i rapporti di forza tra le parti.


Torino, 17 agosto 2011

On. Filippo Fiandrotti