Che fare?

La destra rivince in Europa; ed i grandi partiti tradizionali flettono, a favore di nuovi e dei piccoli partiti.

Nulla di nuovissimo.

Siamo di nuovo in una fase di restrizioni economiche e di minore disponibilità di margini operativi o finanziari da parte dei Governi (di destra e di sinistra che siano), cosicché le popolazioni sono naturalmente insoddisfatte e votano meno volentieri i Governi in carica. Ad esempio in Italia dal 1994 in poi, tutti i Governi che si sono presentati alle elezioni, sono stati battuti.

Il vero problema è che si diffondono, come negli anni Trenta, risposte politiche di evasione, con provocazione della lotta tra residenti (attaccando prima di tutte le minoranze che sono più deboli, proprio come fanno gli animali quando il cibo scarseggia), riducendo il dialogo e la democrazia, utilizzando via via scelte sempre più di "classe", in forza delle quali le disparità si accrescono utilizzando campagne moralistiche (tangenti, sprechi, privilegi).

La questione non si risolve se non introducendo delle politiche keynesiane, compensative, e mobilitative delle energie di un Paese.

Cosa però che oggi, nel contesto di una globalizzazione totale, si può fare solo a livello globale. E quindi, stante la perdita di potere degli Stati Nazionali e l'inesistenza di una egemonia riconosciuta ad uno di essi, bisogna farlo attraverso una iniziativa politica dal basso, cioè da parte delle grandi organizzazioni internazionali: socialista, popolare ed altre.

E' dunque il tempo di ripresa dell'iniziativa del Partito. Il Partito di Massa ex art. 49 Cost, largamente partecipato e fortemente acculturato; in grado di capire il senso di questa occasione e di impegnarvi ogni energia. Come quello teorizzato dal movimento socialista e da quello cattolico, proprio negli anni Venti e Trenta (Turati - Gramsci - Sturzo).


Torino, 6 ottobre 2008

Filippo Fiandrotti