Centro Neo-Keyn
Manifesto a favore della fondazione di un Movimento internazionale per una globalizzazione "Keynesiana"
Ultimo aggiornamento: 14 Febbraio 2009
1) l'approccio economicistico ai problemi politici (marxismo metodologico) resta pur sempre il più efficace per "vedere" e capire la realtà
2) la globalizzazione (g) è il dato dominante della realtà, che influenza e conforma progressivamente a sé tutti gli altri aspetti della vita sociale presenti nel "Mercato globale"
3) le vicende di globalizzazione realizzatesi nella storia del mondo (almeno di quello occidentale) sono:
a) la globalizzazione romana, che aveva unito politicamente ed economicamente sotto l'impero romano tutto il mondo allora conosciuto
b) la globalizzazione inglese (cosiddetta "g. lunga" 1870-1914) quando l'Inghilterra comandava sul 50% delle terre emerse e che è sfociata nella Iª Guerra Mondiale
c) la globalizzazione "breve" (1920-1940) di stile liberista; sfociata nella IIª Guerra Mondiale
d) la globalizzazione "Keynesiana" (1950-1980) con l'adozione progressiva e autonoma (per convergenze parallele) di politiche di W.S. in tutti i paesi occidentali, dopo il New Deal di Roosvelt
e) la globalizzazione "americana" (iniziata con Reagan nel 1980, e tutt'ora in corso), di impronta liberista; e con progressiva riduzione del ruolo economico degli Stati nazionali
4) L'attuale globalizzazione è sostanzialmente "anarchica" (mentre le precedenti registrano un potere politico centrale forte (Roma - Inghilterra - Stati nazionali)).
Essa copre tutto il mondo, cioè è totale (il mondo è ormai un Villaggio globale; un Mercato globale; una sorta di Porta Palazzo mondiale). Registra un ruolo preponderante degli U.S.A.; ma non un ruolo di comando politico-istituzionale corrispondente, e quindi con potere regolatore riconosciuto.
La "legge del mercato" è dunque l'unica legge.
5) La prima conseguenza teorica della globalizzazione è - a rigore - che nel Villaggio Unico cade ovviamente la preclusione teorica "dell'impossibilità del socialismo in un Paese solo", appunto perché il Paese ormai è uno solo. Sarebbe perciò vera l'asserzione che il socialismo si può realizzare quando è massimo lo sviluppo capitalistico
6) La seconda implicazione di questa globalizzazione è che vi si può manifestare al massimo livello quella che potremmo chiamare "la sindrome di Marylin", che è il meccanismo intrinseco del capitalismo liberistico. Vale a dire che, in un Mercato senza altra legge che quella della concorrenza competitiva, posto che il prezzo è fissato dalla concorrenza, la competizione può avvenire solo con la riduzione dei costi di produzione (lavoro, denaro, materie prime, Stato). Ma con essa diminuisce anche la capacità di acquisto dei consumatori (lavoratori, risparmiatori ,Paesi detentori delle materie prime e Stato) e si verifica quindi il progressivo calo-crollo dei consumi (o crisi da sovrapproduzione; come ad es. nel 1920-1929). Il sistema più "bello" del mondo tende dunque intrinsecamente al "suicidio", proprio come la indimenticabile Marylin)
7) La soluzione spontanea del Mercato è stata storicamente (sotto la spinta dei produttori rimasti con un Mercato ridotto) l'approdo a guerre coloniali (per l'acquisizione di Mercati riservati); o a guerre per l'eliminazione dei concorrenti (v. le due guerre mondiali); o a guerre per l'accaparramento delle materie prime, specie quelle energetiche (Golfo; Iugoslavia; Afghanistan; IRAQ e ora forse IRAN)
8) Una correzione storica è stata tentata dagli Stati Nazionali con le lotte per le contrattazioni collettive, specie i CCNL, che garantivano una base sicura di consumi; con le politiche autarchiche; con le politiche Keynesiane (consumi pubblici in aggiunta a quelli privati)
9) Ma il loro presupposto è che il potere politico, lo Stato, intenda e possa guidare o regolare i processi economici. Oggi però la globalizzazione attuale, mondiale e anarchica, ha sostanzialmente ridotto gli Stati nazionali a "Stati a sovranità limitata", rispetto alla legge del mercato. Ed è ridiventata dunque attuale la sindrome di Marylin, come con le 4 ultime guerre "mondiali"; ed i gravi rischi dell'oggi.
10) Le prospettive aperte dalla situazione attuale sono:
a) globalizzazione anarchica: guerra economica (e poi politico-militare) di tutti contro tutti.
b) globalizzazione guidata:
I) a egemonia USA (tesi "neocon")
II) a egemonia concordata (tesi "neokeynesiana" o "neo-Keyn") tra Stati pacifisti
11) Le condizioni perché si possa realizzare una globalizzazione guidata, a egemonia concordata tra Paesi che si ispirano a politiche riequilibratici (W.S.), richiede un Soggetto politico determinato che ispiri tali politiche agli Stati nazionali, attraverso le loro forze politiche, come avvenne nella globalizzazione Keynesiana. E questo Soggetto può e deve essere l'Internazionale Socialista (I.S.)
12) La politica di un Partito "con ambizioni nazionali", oggi dev'essere dunque quella di portare nella I.S. la tematica urgentissima di una azione che vada verso un coordinamento internazionale della politica economica in chiave Keynesiana; unico approdo possibile per una conduzione pacifica dello sviluppo attuale della globalizzazione. E naturalmente quella di riconquistare la competitività italiana in quest'ottica
13) Questa politica produce inevitabilmente (se pur tra gravi difficoltà e incomprensioni dati i punti di vista iniziali diversi) un incontro tra movimento dei lavoratori e imprenditori (e borghesia in senso ampio) come ceti cointeressati dalle politiche produttive Keynesiane o beneficiari delle stesse
14) L'altra soluzione è quella di puntare solo alla riconquista della competitività italiana (che ha perso il 30% della sua quota di commercio mondiale dagli anni '90) sul mercato liberistico globale, adottando i modelli dei paesi "competitivi" (USA; Germania; Finlandia).
15) Ma qui, sul risanamento dei conti dell'Italia (che è però soprattutto il problema della sua competitività), e ricordando che quanto al costo del lavoro l'Italia si è già riallineata, si sottolinea che la perdita di competitività discende da minori investimenti per la qualità del prodotto, e dal venir meno del supporto strutturale pubblico alla imprenditoria privata a seguito dello sviluppo delle privatizzazioni.
16) Ciò posto, sul modello dell'esperienza del primo centrosinistra (1963-1992), attivata per un ciclo economico che era simile all'attuale (allora: fine del centrismo liberista con Tambroni e sviluppo delle politiche di W.S.; ora: fine della omologazione liberista a guida alternata di centrodestra e centrosinistra, e scelta di una politica anti - depressiva) il problema dovrebbe essere quello di conquistare nuovi ceti a sostegno di questa politica di competitività in una prospettiva neo-keynesiana, che per ora ha dietro di sé certo la gran parte dell'elettorato di centrosinistra e di centrodestra, ma che deve anche consolidarsi culturalmente e politicamente, poiché la maggior parte della classe dirigente è ancorata ad una pura teorizzazione competitivistica, senza adozione, e forse senza possibilità, di disegno strategico
17) Infatti, per entrambi gli obiettivi accennati, occorre far capo alla natura di ciò che è stata la vicenda c.d. di Tangentopoli; e cioè un golpe con il quale il capitalismo competitivo (quello esposto alla legge della concorrenza sul Mercato globale) ha obbligato l'Italia - in ritardo perché ancora agganciata ad una politica parakeynesiana - ad omologarsi alla politica liberistica, vincente ormai dovunque (Reagan - Thatcher - Kohl- Mitterand ecc...)
18) Il "ritardo italiano" si spiega materialmente con il fatto che la struttura dell'economia italiana era, ed è tuttora, fatta di piccole e medie imprese (95% circa) che producono per il Mercato interno, e dunque più al riparo dal Mercato globale; da una forte economia pubblica, potenzialmente tutelata rispetto a quello stesso Mercato, e da un'economia privata molto avvantaggiata dalla qualità, cioè dal "made in Italy", eroso però poi dall'imitazione e - ora - dalla decostruzione culturale discendente dal sistema elettorale maggioritario, con i suoi sviluppi anti-democratici (oligarchici, presenzialismi ed anti-parlamentari proprio come forse avvenne con la vicenda dei "Trenta Tiranni" di Atene)
19) L'opera è stata compiuta dai mass-media, tutti controllati dai grandi gruppi economici, utilizzando la Magistratura. La crisi dei partiti determinata dalle campagne "moralizzatrici" di Tangentopoli, avevano aperto un vero vuoto politico pericolosissimo per la democrazia. Vuoto che è stato poi superato dall'iniziativa del PdS-DS, che ha reso possibile la gigantesca trasformazione - omologazione dell'economia italiana in chiave liberistica, ma sempre per via democratica, invece che per via autoritaria come avvenuto nel 1920-24, in una fase del tutto simile
20) Nel vuoto politico creato da Tangentopoli ha rischiato di affondare la democrazia italiana, sull'orlo di uno scontro "alla Tambroni" tra gli schieramenti di Occhetto e di Fini (Novembre '93 - elezioni amministrative) e con l'introduzione dei germi distruttivi costituiti dal sistema maggioritario, giù giù fino allo stalinistico modello delle liste bloccate
21) Si deve riflettere infatti che la tempesta di Tangentopoli ha:
a) per intanto distrutto l'impianto di fondo della nostra Costituzione, basato sul Partito di massa quale organizzazione del Popolo Sovrano; sul principio proporzionale in ogni settore; e sullo spirito di giustizia sociale che la permea tutta. Costituzione che ora con quel partito sostituito da Partiti leaderistici; con un sistema elettorale basato sul principio maggioritario, e uno spirito di fondo della cultura sociale ed economica ispirata dal liberismo competitivo, si trova totalmente "rovesciata"
b) ma ha soprattutto prodotto, con il sistema maggioritario, tre effetti letali derivanti dal ruolo assolutamente dominante che il Centro (sociale e elettorale) viene ad avere con tale sistema. E ciò per la obbligata ricerca di alleanza con esso Centro che sia la Sinistra che la Destra devono perseguire per conseguire allo schieramento elettorale di cui fanno rispettivamente parte, il premio di maggioranza (banale applicazione della famosa teoria andreottiana dei due forni)
1) Ne consegue che, progressivamente, tutti i candidati dei collegi elettorali devono "piacere al Centro", perché questi li possa votare; e dunque tendono a scomparire candidati "secchi" (cioè al 100%) di Sinistra o di Destra, sicchè il Parlamento tenderà ad essere composto solo dai ceti di Centro.
Si realizza così un vero e proprio colpo di Stato, con l'eslusione di alcuni ceti sociali (operai ecc...) dal Parlamento stesso, cosa inimmaginabile prima di allora, se non a causa di una vicenda sovversiva (oggi, per entrare in Parlamento, gli operai sono dovuti passare per i forni della Thyssen!)
2) La omologazione dei programmi del centro - sinistra e del centro - destra (che consegue sempre a quella ricerca di alleanza con il Centro, portata dalla Legge Elettorale) comporta un processo di deideologizzazione; di depoliticizzazione; di decostruzione culturale proprio per permettere quella omologazione; e induce nello stesso tempo, per "chi non ci sta", una spinta ad uscire dal sistema politico così evolutosi.
L'Italia perde così, con questo allineamento della cultura politica, sostituita dal gossip o poco più, quello che è stato da sempre il vero motore della sua "diversità"; e cioè del "made in Italy": la dialettica di una grande pluralità di soggetti politici diversi, legati alla pluralità di vicende storiche diverse (autonome, conflittuali o egemonizzanti) di territori e sistemi culturali diversi (Comuni; Regni e Principati; Chiese; Associazioni ecc...), ciascuno portato a dare dimensione totale, o almeno forte, al "suo specifico". Ed è da un enorme lavoro di individuazione; "specificazazione"; contrapposizione e poi armonizzazione, composizione e sintesi realizzato proprio dai Partiti di massa, che derivava la genialità dell'elaborazione politica italiana (un vero Primato degli italiani), di sinistra e di destra (riconosciuto dai partiti internazionali), e che poi si travasava e informava di sé tutta la cultura, umanistica o scientifica; produttiva o teorica.
La tendenza a "ideologizzare" esprimeva questo. E averla distrutta, dovendosi ricercare la omologazione dei programmi ai fini di costruire schieramenti omologati al loro interno (e via via omologhi anche tra di loro) comporterà ineluttabilmente una progressiva caduta del dibattito, e quindi poi del "made in Italy".
3) Ma si deve aggiungere ancora che la progressiva somiglianza ed omologazione dei programmi degli schieramenti politici, fa sì che alla fine sia indifferente, per il singolo elettore, votare per l'uno o per l'altro degli schieramenti. Ne consegue che, per legge statistica, il risultato tende ad essere di sostanziale parità dei contendenti stessi, con conseguente immobilismo politico. Oppure che l'attribuzione di un forte premio per la governabilità attribuito a chi ha vinto, anche se per pochi voti di differenza, viene subita quale una violenza politica, e come un fattore comunque di delegittimazione. E dunque determina anch'esso una minore governabilità del sistema politico. (Varrà anche nella politica il principio socratico: "se vuoi l'utile, fai il giusto"?).
In conclusione: alla fine di questa vicenda durata dal '92 ad oggi, (e quindi per almeno sedici anni, in parallelismo con il Fascismo del periodo 1922-1938, anno del massimo consenso), si può dire che: la Repubblica non è più Parlamentare ma Presidenziale; la Sovranità appartiene non più al Popolo ma ad oligarchie personalistiche, e nemmeno partitiche. In sostanza la Repubblica costituzionale non esiste più.
4) E ancora, la caduta delle ideologie (o culture politiche generali) quali collante dei Partiti politici, ha fatto emergere il ruolo del "leader" quale fondamento degli stessi. E poiché le ideologie sono poche, e i leader potenziali - specie in Italia - sono molti, i partiti tendono a moltiplicarsi (come infatti è avvenuto: da 12 a 43).
22) La soluzione l'hanno data, paradossalmente, Craxi ed il sottoscritto, insieme a Massimo Pini, inventando la politicizzazione del personaggio Berlusconi, ma soprattutto con la creazione di un partito nuovo e perciò estraneo al discredito di cui erano oggetto in quel momento ormai tutti i partiti di Governo, e il Partito del P.D.S. - DS, assumendosi l'onere di reggere, socialmente e politicamente, la grande riconversione di politica economica dal para-keynesismo italiano al liberismo di modello europeo. E ciò con un enorme sforzo politico i cui effetti ancora si vedono, ma che ha salvato la democrazia italiana, evitando una soluzione "mussoliniana" della crisi.
23) In quel frangente una buona parte dei ceti che avevano pur reso possibile a suo tempo l'alleanza tra DC e PSI è finita dietro le bandiere del centro-destra; dove tuttora sta, ma contro la sua vera storia, politica e culturale, e contro i suoi interessi reali. Sicchè vanno riportati ad una razionale collocazione, proprio sulla base di quegli interessi e di quella cultura
24) Sotto questo profilo, come l'alleanza D.C - P.S.I, durata circa 30 anni, non sfociò in un partito unico ma in una alleanza solidissima - se pur difficilissima - "e fruttuosa" (furono realizzate le più avanzate conquiste dei lavoratori di tutta la storia italiana), così forse per conseguire il ricupero di quell'elettorato che si è ritrovato nel centro- destra sarebbe stato più opportuno che Margherita e DS mantenessero le loro identità di riferimento.
25) Tuttavia il processo di fusione tra i due partiti, ed con altre forze politiche affini di impostazione democratica - progressista - riformista e laica è andato in porto, con la costituzione del P.D.- Partito Democratico, sostanzialmente ispirato a quella alleanza sociale che fondò la svolta di centro-sinistra del 1963 (Nenni-Moro), che ebbe l'opposizione via via più moderata del PCI.
Lo schieramento di centro-sinistra è anch'esso - come dicevamo - egemonizzato dal Centro, esenziale per costituire la maggioranza di Governo, ed esprime quindi una linea di politica economica fondata anzitutto sul necessario mantenimento di una capacità competitiva nel Mercato globale.
Questa linea corrisponde alle esigenze della grande impresa internazionalizzata, e quindi dei grandi imprenditori e dei grandi sindacati dei lavoratori, all'interno di questa situazione di globalizzazione anarchica e dunque liberista e quindi "obbligata" dalla legge della massima competitività.
Questa logica "stringente" sembrerebbe essere meno necessitata per lo schieramento di centro-destra, più rispondente al capitalismo ed alla borghesia "interna". E ciò forse "fonda" la differenza tra i due schieramenti attuali. Ma è chiaro che le scelte dello schieramento più "internazionalizzato" obbligheranno le altre forze sociali e politiche a "seguirle e ad adeguarsi", poiché non vi è più nessuna possibilità di sottrarsi con scelte autarchiche, cioè chiudendo i confini (come negli anni '30 tra le due Guerre mondiali), perché la globalizzazione incombe e lo Stato nazionale di allora non c'è più. La globalizzazione ha reso gli Stati nazionali a sovranità limitata. Limitata appunto dal Mercato globale.
Al di là delle fantasticherie da teatranti obbligati, i due schieramenti sono dunque portati a sostenere una politica simile, indipendentemente da chi sia al Governo del Paese (e di qui la quasi obbligatorietà di Governi di Unità Nazionale).
Di qui la quasi obbligatorietà di governi di unità nazionale, pena il passaggio a governi costrittivi e autoritari, ma senza possibili sbocchi "di sistema", stante la nostra presenza democratica nella U.E.
E dunque con esiti di ingovernabilità e di corruzione progressiva della vita politica
26) Per ora dunque l'Italia sembra dover scegliere un recupero di competitività sulla linea del modello americano, fondato sulla teoria di una società atomistica, trascinata dai gruppi più forti, e rovesciando il modello europeo (a partire dal Medioevo) di una società ben strutturata in categorie, ceti e classi, e con un ruolo sempre attivo del Potere Pubblico.
27) CHE FARE? La ricerca di un'altra competitività potrebbe dunque, in ipotesi, fondarsi solo sul filone di una alleanza tra ceti produttivi strutturati (neo-capitalismo avanzato e internazionalizzato; movimento dei lavoratori sindacalizzati; borghesia intellettuale e produttiva) per una politica neo-keynesiana e di W.S., e quindi attraverso la ricostruzione di un ruolo economico forte dello Stato.
Ciò potrebbe avvenire con il recupero fondato sui seguenti filoni:
a) Ricostituzione di un apparato produttivo pubblico (fino ad un IRI europeo?) che si assuma l'onere di una infrastrutturazione al miglior livello tecnologico possibile (TLC; informatica; internet; comunicazioni ecc...)
b) Potenziamento dei settori "indiscutibili" dell'Italia: Beni culturali; Turismo di qualità; Enogastronomia.
c) Valorizzazione dell'enorme potenziale della immigrazione
d) Adozione di forme di Azionariato Popolare per rafforzare il carattere di massa del capitalismo italiano, introducendovi elementi di democrazia partecipativa
28) E' possibile superare la contraddizione dirimente tra esigenze di una politica neo-keynesiana e presenza nella durissima logica del Mercato globale? (in un certo senso: è possibile il Socialismo (se pur democratico!) in un Paese solo, come si chiedevano Stalin e Trotzky?)
29) Se è realistico dire che non è possibile fare una politica così antitetica in un solo Paese (in un contesto in cui anche solo l'abbassamento del rating internazionale rischia di far precipitare il sistema economico!), si può forse dire però che se tale politica fosse adottata dall'intera Europa (e magari con l'intesa di India-Cina-Russia e America Latina "insorgente", che certamente la troverebbero compatibile con le loro storie e scelte attuali) essa potrebbe ribaltare la logica del Mercato liberistico, (trascinando poi anche gli Stati del New Deal) sostituendogli quella del Mercato guidato o, almeno, "compensato". Compensato, nei suoi strutturali squilibri, da una politica interventista Keynesiana: appunto!
Ecco dunque la priorità assoluta: la costruzione dell'Europa politica, come soggetto in grado di agire come detto; e dunque anche l'azione dell'Internazionale Socialista a ciò finalizzata.
30) Il compito del Partito Nuovo sarebbe dunque quello di organizzarsi per costruire le condizioni di una politica così veramente riformatrice, anche contro alcune scelte recenti e ormai consolidate. Ma il problema è innanzitutto quello di un ribaltamento culturale, rispetto alla dominanza, anche a sinistra, del pensiero liberistico, e cioè del Pensiero del Mercato (Pensiero Unico)
31) Per superare la difficoltà sarebbe bene, dicevamo, superare Tangentopoli, il cui peso è tutt'ora assai vasto sulla situazione politica. Quella vicenda si manifestò con 4 pilastri di iniziativa politica:
a) sistema maggioritario;
b) antipartitismo;
c) demolizione dell'interventismo economico dello Stato;
d) invenzione della teoria del complotto giudizial - comunista, a copertura della effettiva azione della grande borghesia industriale e finanziaria.
Ne è conseguito, come detto sopra, un sistema elettorale classista; e una riduzione del consenso< di massa alla battaglia politica, che è stato invece il vero supporto della 1ª Repubblica
Ora, con il mantenimento del proporzionale e la restituzione del voto di preferenza (plurima) si potrebbe invertire il livello e la portata del dibattito politico rendendo più agevole e lineari le scelte dei partiti, riportati così al loro antico ruolo (non liquido ma ben "solido"), e quindi le alleanze sociali e politiche, fuori dalla gabbia degli schieramenti post-Tangentopoli.
e) A tal fine sarebbe anche utile "storicizzare" la vicenda Berlusconi. E perciò espongo un "amarcord storico".
Nel settembre '93 Craxi, dopo varie comunicazioni giudiziarie, convocò a Roma il Comitato Centrale sul "che fare".
Qui, incontrato l'amico Massimo Pini, andammo a pranzo e si svolse, sinteticamente, questo dialogo.(M.P.= Massimo Pini; F.F. = Filippo Fiandrotti)
M.P.: Che ne dici tu?
F.F.: Mi sa tanto di colpo di stato; ma non ho ancora le idee ben chiare. Certo non possiamo però continuare così con questa campagna scatenata contro di noi.
M.P.: E allora?
F.F.: Craxi dovrebbe dimettersi.
M.P.: Sei il solito estremista della Sinistra Socialista, e irresponsabile. Non capisci che ormai c'è identità tra Craxi e il PSI, e che se cade lui, finisce anche il PSI?
F.F.: Non la farei così drammatica. Metta un uomo di sua obbedienza, e poi, finita la buriana, ritornerà.
M.P.: Bravo tu, come se non ci avessimo già pensato. Ma chi? Sono tutti bruciati (e giù una ventina di nomi, da Andò a De Michelis, da Martelli a Formica, La Ganga ecc. ecc.)
Caduto un lungo silenzio, presi mentalmente atto che non c'era un solo politico papabile e - ricordandomi di un episodio accaduto a me durante la campagna del '92, quando il novizio politico Borsano (Presidente del Toro e capolista "craxiano"), per ben due volte (Venaria e Torino) mi tenne egregiamente testa nel confronto politico, pur essendo io - in fondo - un professionista della politica. Pensato e ripensato azzardai. "Sai chi potreste fare? Berlusconi"
Pini andò su tutte le furie, dandomi del matto ed allora, gli dissi di quella analogia col caso Borsano esponendo che: "in fondo Berlusconi è Presidente del Milan, come l'altro del Torino. In più ha tre televisioni, ed una grossa Azienda, per cui non farà obiezioni al ritorno di Craxi".
Pini resistette a stento a tavola, e cadde in un irritato silenzio . Ma alla fine del pranzo mi disse: . Gli dissi di fare quel che voleva. E alla sera alle 21 mi richiamò per confermarmi che stava andando ad una cena con Craxi al Raphael e glielo avrebbe detto, richiedendomi di confermare il mio accordo sulle modalità del dirglielo"
Dopo due mesi vidi comparire il famoso manifesto del "bambino Fozza Italia" e pensai ad una connessione con quanto sopra.
Circa quattro anni fa, lo incontrai Pini in P.zza Navona, gli chiesi se lo avesse poi fatto, e lui mi disse di si,
F.F.: E come reagì?
M.P.: Lasciò cadere coltello e forchetta. Poi si mise la testa tra le mani, e stette a meditare per un bel venti- venticinque minuti, tra il più religioso silenzio di tutti. Poi si alzò di scatto e se ne andò, e non ritornò alla cena.
Il resto lo conosce bene Berlusconi (E anch'io, un po')
Ora conoscendo il ruolo attivo poi svolto da Craxi, si potrebbero aggiungere due valutazioni storiche:
a) Craxi, da buon nenniano, percepì il rischio del vuoto politico che stava aprendosi in Italia, come nel 1919, e i conseguenti rischi per la democrazia;
b) Comprese anche che bisognava uscire dai partiti in essere e non solo dalle personalità politiche e, genialmente, presiedette alla costruzione di un nuovo partito nel quale potesse confluire il voto di chi non se la sentiva più di votare i partiti di governo attaccati e screditati da Tangentopoli.
32) Una politica "neo-keyn" permetterebbe di invertire la marcia rispetto ai fenomeni di scontro sociale interno ai vari Paesi capitalistici, determinati dal peggiorare delle condizioni di vita degli strati popolari al seguito della competizione capitalistica (con conseguenti disoccupazione, precarietà, delocalizzazione ecc... e dalle correlate ricerche di capri espiatori, quali immigrati; rom; ebrei ecc..., come avvenne appunto nella Germania degli anni '30, provata dalla crisi economica indotta dai rimborsi e dai vincoli produttivi di guerra imposti dai vincitori della 1ª Guerra mondiale, e dalla globalizzazione breve liberistica, a egemonia anglo - francese), e dalle difficoltà di Governo
33) Al centro di una politica neo-keyn ci dovrebbe essere la proposta, già da noi avanzata nel '98, del reddito di cittadinanza (R.d.C) e cioè di un reddito "esistenziale" per tutti i cittadini in quanto tali. Ma è fondabile tale proposta in questo contesto?
34) Occorrerebbe ricostituire, anche se solo finanziariamente, le frontiere statali; con una proposta di "seconda moneta". Una moneta nazionale con cui venga pagato il R.d.C. e solo questo; non circolabile fuori dal Paese emittente, e quindi tale da impedire la perdita di ricchezza a favore dei Paesi terzi che non abbiamo adottato lo stesso R.d.C.
Per il resto il Mercato funzionerebbe come prima.
35) La base teorica di questo assunto sta nella considerazione che nell'Economia l'unico bene (e valore) è il lavoro, il quale può essere moltiplicato all'infinito, in parallelo con la crescita della moneta (i beni salvo soltanto lavoro pregresso "consolidato").
E che la moneta è poi solo la manifestazione del Potere Politico: e cioè la capacità di imporre il pagamento del "pagherò", in cui consiste la moneta stessa.
Si pongono dunque due soli vincoli: uno "Stato Progettuale" capace di progettare lavori per tutti i cittadini (qualunque lavoro, anche "lo scavare buche" di Keynesiana memoria); e uno Stato forte (per la solidità del consenso dei cittadini), capace di imporre il lavoro e i pagamenti al suo interno
36) In fondo la politica neo-Keyn è obbligata: o si fanno "scavare buche" in modo pacifico, come detto sopra, o tutto precipiterà nella "grande buca" delle guerre, interne od esterne; con le quali in fondo si distruggono cose e uomini per poi ricostruirle nel tempo della pace successiva. Cioè quando il vincitore diventa in grado di ristabilire la gerarchia del comando superando l'anarchia (per esempio di questa globalizzazione), e riattiverà così il processo economico. E in fondo tutta la filosofia della Natura consiste nello scavar buchi e riempirli.
Aspettiamo dunque con ansia l'Imperatore per riavere l'ordine mondiale. Ma è meglio cominciare a crearlo "dal basso" che attenderne la comparsa dietro l'incendio del mondo. E che fosse il Popolo Sovrano stesso il proprio "Imperatore".
37) Una ottima partenza dal basso sarebbe quella dell'introduzione dell'Azionariato Popolare ex art. 47 Cost. che promuoverebbe una corresponsabilizzazione di tutto il Popolo Sovrano sulle sue vicende economiche più rilevanti e delicate (quali Alitalia ultimamente, v. in proposito l'allegata proposta); pur con una gestione efficientistica, compatibile con il Mercato.
38) LE VASTE, IMPROVVISE E GENERALI DECISIONI di intervento pubblico adottate in tutto il mondo avanzato e in pieno regime liberistico, prima nel campo finanziario(salvataggio Banche ecc) e ora anche in campo materiale (auto), sotto l'esplodere di questa crisi "atomica" (che quasi solo noi avevamo previsto, come il prof. Houdini) sono un fatto enorme e positivo,frutto dell' esperienza del 1929 e delle sue conseguenze, che il mondo capitalistico- questa volta- ha colto forse ancora in tempo.
39) Ma il rovesciamento della teoria pur operato nei fatti, mostra ancora la fragilità dell'analisi e quindi l'incompletezza delle proposte avanzate. Mentre Bush, uomo di guerra e alieno da ogni teorizzazione, non esita ad intervenire in ogni campo, il Congresso esita sull'auto; l'Europa pensa ad interventi qualificati ma di lungo termine (salvo che per la finanza); il Giappone sbanda paurosamente, ed il mondo dell'occupazione paventa il ripetersi del '29-30.
40) Occorre prendere atto che siamo nella sopradescritta crisi generale dei consumi. E che dunque da questi, cioè dai consumatori,bisogna ripartire. L'intervento che lo Stato deve fare, è quello di riattivare la trama dei consumi che i consumatori (Stato e privati) avevano messo in piedi, prima che il crollo avvenisse.
Dunque lo Stato deve dare a tutti i consumatori il reddito precedente,ed atto a rilanciare la produzi one sulla base della richiesta ( di consumo) del Mercato.
A questo fine soccorrerebbe il Reddito di cittadinanza, e tanto più ove si evidenziasse che, al di là di tutte le fumisterie finanziarie, e dei fatti speculativi, la vera causa della crisi sta nel lavoro, e cioè nella precarizzazione dello stesso e nella diminuzione delle remunerazioni,anche a seguito della ineluttabile (e pur positiva) immigrazione, o del trasferimento del la produzione in Paesi a minor costo del lavoro stesso, con conseguente calo del numero degli occupati nel Paese di riferimento.
41) E' per far fronte alla conseguente crisi dei consumi che è partita la deformazione dell'offerta,con il credito drogato; con i mutui subprime che ne sono un particolare aspetto, ecc.
42) Occorrerà dunque concludere su due capisaldi, se pur rivoluzionari rispetto al presente (ma che storicamente si sono già sperimentati, e che richiedono una sola (!) condizione: essere adottati da tutti i soggetti di quello specifico ambito-Mercato che li adotta (e dunque,oggi, stante il carattere totale della globalizzazione, in tutto il mondo, e da tutti i consumatori). Oppure, da ogni Stato che sia in grado di chiudere un mondo (e quindi di totalizzarlo), o con l'autarchia reale, o almeno con quella finanziaria.
Tali capisaldi sono il Reddito di cittadinanza per tutti, e il lavoro garantito e indeterminato (e obbligatorio) per tutti coloro che vogliono il Reddito di cittadinanza.
43) La cosa è più semplice di quanto si possa pensare( e di fatto si è già storicamente realizzato),poiché in un sistema chiuso tutto il reddito versato dallo Stato,ad esso ritorna tramite il sistema fiscale, annullando dunque il relativo indebitamento, e riproponendo il pareggio. E ciò sia che le persone "scavino buche", o che facciano i poliziotti; e purchè non facciano la guerra (anche se teoricamente il risultato ci sarebbe allo stesso modo), poiché in questo caso avverrebbe la commistione/scontro tra sistemi diversi che-in ipotesi- devono invece essere separati e impermeabili.
44) Anche l'esperienza degli ammortizzatori sociali, risolvendosi di fatto in conferimento di reddito per consumi generalmente prodotti da aziende nazionali per i bisogni essenziali (alimentazione; abbigliamento; casa e trasporti), e che quindi non esce dallo Stato che lo eroga, e gli ritorna (tipici i casi della Danimarca e della Svezia), sta all'interno di questo schema di circolarità conclusa.
45) E' anche facile osservare che siccome l'unico valore aggiunto alle cose naturali(per loro natura eterne e riproducibili) è il lavoro, questo sistema di totale impiego e di totale consumo, lo rende assai più ricco di quelli a impostazione diversa.
46) L'Europa potrebbe attrezzarsi per rimediare ai limiti della sua "circolarità conclusa", costituendo da subito una sorta di IRI europeo, basato sull'apporto ponderato dei vari sistemi pubblici produttivi, vincolando e determinando così il resto della politica finanziaria e di scambio.
47) Tra le proposte di nuovi lavori riteniamo che aumenterebbe la competitività del sistema l'introduzione della figura dell' "avvocato di base" (sul modello del medico di base), con il compito di fornire la consulenza prima delle decisioni dei cittadini, e quindi riducendo la conflittualità ex post, e con grandi vantaggi per il sistema.
48) Analoghe figure potrebbero essere il consulente aziendale o commerciale.
49) Altra innovazione potrebbe essere quella dell'Ufficio Pubblico "ad adempimento esclusivo e totale"; il quale cioè raccolga la richiesta del cittadino, e gli esegua tutta la relativa pratica burocratica (a spese del cittadino stesso) in modo da evitare che questi debba istruirsi nell'enorme sistema giuridico-amministrativo dello Stato, e possa dedicarsi totalmente a quelle attività per le quali è stato formato.
50) Il sistema così pensato, per un ambito a globalizzazione totale, si avvantaggerebbe della espansione della democrazia, anziché della sua restrizione, come si sta teorizzando, o come di fatto sta avvenendo, oggi, in un sistema di globalizzazione anarchica.
51) In sintesi, nell'attuale situazione di crisi globale ed a fronte del vero problema economico, che è quello del vuoto politico a livello globale, e che dunque è un problema essenzialmente politico i rimedi immediati che si dovrebbero adottare sono:
a) "chiudere il sistema", ad esempio conferendo ad un organismo istituzionale globale (F.M.I. - O.N.U.-G.20.) il potere di istituire un bilancio unico mondiale, con le relative compensazioni interne riequilibratrici, o "di compatibilità sociale"
b) delimitare il sistema, ad esempio unificando subito tutti i bilanci europei, sempre stabilendo norme di "compensazione sociale" al suo interno per i diversi Stati e categorie;
c) rovesciare il sistema, ad esempio stabilendo il reddito di cittadinanza per tutti i cittadini europei e, conseguentemente , il lavoro a tempo indeterminato per tutti.
Annunciamo un aggiornamento progressivo del documento, con racconti anche di episodi; esperienze; avvenimenti; teorizzazioni che possano essere esemplari o emblematici.
Gruppo Neo-Keyn - Filippo Fiandrotti
Torino, 14 Febbraio 2009