Che fare del P.D.?
Nel 2006 scrivevo che forse era meglio mantenere in vita D.S. e Margherita, se pur legati da un forte accordo stabile di collaborazione, anziché farli confluire in un nuovo partito. Le tensioni di oggi sembrerebbero dare ragione a quel giudizio. Eppure proprio oggi mi sembra si siano determinate le ragioni di fondo che giustificano la costituzione del P.D., cioè di un partito che, in forza della sua cultura e della storia delle sue componenti, è in grado di affrontare positivamente il problema che assorbe tutti gli altri e che è il cuore della questione politica di oggi: come uscire dalla gravissima crisi economica globale?
Ho sostenuto da tempo che solo una politica keynesiana a livello globale, fondata su di un forte e coordinato intervento di tutti gli Stati coinvolti nella crisi, può porre in moto il meccanismo di risanamento e di riavvio del sistema economico capitalistico in crisi.
Ed allora chi meglio delle due culture, e dei partiti che le adottarono (PSI; DC; PCI; PSDI; PRI) negli anni della creazione del Welfare italiano (1963-1987), potrebbe interpretare i tempi nuovi e dare le risposte appropriate, se pur con tutte le difficoltà e le novità culturali della attuale situazione economico-istituzionale-politica?
Questo è il vero passaggio politico oggi, e quello che conta veramente per la gente. Hic Rhodus, hic salta.
Torino, 16 febbraio 2009
Filippo Fiandrotti